Section that contains a carousel with the most important contents of the site.
L'icona trovata a Genzano di Lucania
Il saggio è diviso in due parti strettamente connesse tra loro. La Parte Prima, che è una ricostruzione storica, sociale e politica della Basilicata e di Genzano tra fine Cinquecento e inizio Seicento, descrive diffusamente le condizioni dell’Università di Genzano, la topografia del borgo, l’ordinamento ammnistrativo, le corte marchesale e i privilegi del feudatario, i rapporti tra l’Università e i cittadini. La Parte seconda, incentrata su Genzano di Lucania, presenta le vicende legate al ritrovamento (in contrada Capo d’Acqua) dell’icona della Madonna col Bambino, battezzata Maria Ss. delle Grazie, analizzando le fontane, i conventi e le chiese esistenti nel 1621.
Dizionario del dialetto di Genzano di Lucania
In questo straordinario e originale dizionario l’Autore si è prefisso i seguenti obiettivi: raccogliere le parole dialettali che o non hanno un corrispondente italiano o, se l’hanno, differiscono nella scrittura e nella pronuncia; indicare l’esatto vocabolo italiano (possibilmente accompagnato da sinonimi) e le varie accezioni; individuare, ove possibile, l’etimologia ed eventuali forme simili presenti in altre lingue. Il testo è arricchito, qua e là, da proverbi, pezzi di canti popolari, motti, indovinelli, citazioni di autori italiani richiamati dal lemma, foto di numerosi oggetti e animali. In molti casi sono presenti notizie storiche e culturali illustranti monumenti, conventi, tradizioni, giochi, cibi e ricette.
Filippetto de Marinis
Filippetto de Marinis, unico figlio maschio di Giovan Andrea, marchese di Genzano e principe di Striano, a 21 anni aderì alla Repubblica Napoletana del 1799, ricoprendo incarichi importanti come sergente nella Guardia Nazionale e poi come tenente nella compagnia di Niccolò Pacifico e, soprattutto, come aiutante di campo del generale Pasquale Matera.
Tessere alla deriva
I settanta componimenti di Tessere alla deriva, raggruppati in tre sezioni, rappresentano con ricchezza di immagini e vivacità sentimentale il mondo interiore dell’autore scandito in tre dimensioni diverse: nella rievocazione di momenti, persone e luoghi delle sue origini (Partenze e ritorni); nella presentazione di tematiche sociali ed esistenziali proprie di qualsiasi cittadino impegnato a cogliere il senso profondo delle cose, che dia valore all’esistenza umana e spinga se stesso e il prossimo verso un futuro migliore (Sillogismi); nel balenio caleidoscopico di illuminazioni poetiche di breve intensità e vertigine, che, simili a fuochi di artificio, squarciano e accendono il cielo notturno, lasciando scie di incanto (Haiku).
Radici e ali
La silloge comprende tre sezioni: Reminiscenze, il cui tema centrale è l’adolescenza nelle sue sfaccettature; Oltre il visibile che riflette sulla problematicità della vita umana; Pisa e dintorni in cui si scolpiscono tratti paesaggistici interiorizzati. Già il titolo indica in modo chiaro due approcci diversi e complementari alla realtà: il radicamento memoriale a fatti, cose, persone e la ricerca del volo liberatorio verso un altrove. L’Autore, con toni di volta in volta elegiaci, esistenziali o storico-narrativi, crea un tipo di poesia aperto al dialogo, alla comunicazione, con un linguaggio essenziale, maturo, ricco di elementi simbolici, di rime assonanze allitterazioni, che danno compattezza al dettato. Utilizzando i giusti filtri, sprigiona sentimenti, sensazioni, emozioni senza franare nel banale o nel lezioso.
Aquilina di Monteserico
Frutto di una pluriennale indagine condotta negli archivi e nelle biblioteche, tesa a ricostruire l’enigmatica figura di Aquilina, nota esclusivamente per aver fondato a Genzano un monastero di clarisse nel 1321 e per aver lasciato un testamento pieno di legati al convento e a tanti sudditi di Genzano e Monteserico, due feudi tenuti dal marito Guglielmo del Bosco (1305-1318) e, poi, da lei per 15 anni. L’autore passa innanzitutto al setaccio tutte le notizie errate giunte fino a noi, a partire dal nome ‘Aquilina’, dai mariti avuti (due, e non tre) e dal casato, per giungere (attraverso alcune indicazioni presenti nel Testamento o fornite dai Registri della cancelleria angioina) a delinearne la biografia. Punto centrale del lavoro è l’edizione critica del Testamentum del 1327. Il testo viene ricostruito e integrato, accompagnato da una scrupolosa traduzione e da una disamina della sua autenticità. Il paragrafo sulla corte angioina e quelli sulle strutture sociali, la casa, il cibo e il vestiario offrono un vivace spaccato di vita medievale dei primi decenni del sec. XIV.
Sotto il cielo di tutti
Questo volume contiene i 40 testi della prima edizione (Milano, Editrice Italia Letteraria, 1980), purgati di alcuni refusi, 5 altri componimenti coevi rimasti nel cassetto (L’addio, Il Bradano, Kamal, I due tempi di Frine, Quando) e 7 recensioni inedite o apparse su riviste.